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Flauti preistorici, tra cui in osso d’aquila, flauti obliqui delle antiche civiltà, flauti doppi, flauti di Pan, flauti traversi Etruschi, tra cui in alabastro. Flauto elettronico
Da più di 30 anni specialista in Archeologia e Musica, grande studioso dei flauti preistorici. Straordinario strumento è un antico flauto in osso d’aquila da lui reperito in Himalaya nel 1977. Qui lo suona secondo la tecnica più antica, imboccandolo semitrasvelsalmente, foto pubblicata sul libro “ Il flauto, passione di ragazzi e di re” di Marlaena Kessik EDIZIONI VIRIDIANA PRESS, Milano 1984
Come per l’ osso d’aquila impiega come flauti, tubi vuoti imboccandoli semitrasversalmente. Dal 1976, al Cairo, sta compiendo delle ricerche e sperimentazioni su questo genere di flauti che erano impiegati nell’antico Egitto e in Mesopotamia. Nelle foto: 1-1976, suona il flauto obliquo amplificandolo e filtrandolo elettronicamente. 2–1982 con Yoshi Oida, grande maestro giapponese del teatro, mentre suona un tubo di vetro come flauto obliquo
Sin dai primi anni settanta ricerca, riscopre e sperimenta i doppi strumenti a fiato: flauti e ance. Dagli strumenti etnici ai mitici aulos dei Greci, le tibiae etrusche, romane, celtiche, egizie e mesopotamiche. 1973 – Con il gruppo “Aktuala” inaugura il primo UmbriaJazz.(foto1) 1996 - Con il gruppo Synaulia da vita ai suoni dell’antica Roma, con due brani nel film “Il Gladiatore” ( foto2: Jochem Wijnand)
Dalle origini preistoriche del flauto di Pan alla mappa di diffusione dello strumento nel mondo. Ricostruzione degli strumenti Etruschi e Romani. Studi e articoli di filosofia della musica e psicobiologia dei suoni sulla rivalutazione del mito di Pan e la ninfa Sirinx. WM impiega flauti di Pan in differenti materiali tra cui in cicuta (Virgilio) in sambuco, Arundo donax
Studi e ricostruzioni sui primi flauti traversi raffigurati al mondo dagli Etruschi. In anteprima fa eseguire a Volterra il flauto in alabastro, e da vita alla ricerca Alabastro Sonoro, sulle potenzialità sonore dell’alabastro
Raffaela Maria Sateriale, nata in Svizzera da genitori italiani nel 1964, mette a frutto nelle arti figurative una passione innata e l’esperienza accumulata in anni di attività creativa ed imprenditoriale nel settore della moda. Determinante per lo sviluppo dei suoi stilemi artistici diventa la residenza pluriennale in Tunisia, che la mette a confronto con gli illimitati paesaggi magrebini e presahariani. Il ritorno in Italia nel 2002 sancisce una maturazione dei linguaggi pittorici della Sateriale, che si tramuta in mostre ed eventi espositivi realizzati nel territorio livornese e toscano. Il suo presunto ‘eclettismo’ non è altro che la voglia interminata di ricreare e riscoprire le più recondite dinamiche dell’io femminile. L’intimo riscoperto diventa così il leit motiv della produzione che si articola in grandi volti cesellati con lo smalto, bianche ed anonime silouhette di donne immerse in contesti di matissiana memoria, visioni immaginifiche, foto ritoccate ed inserite in delicati frames dipinti; infine video ed installazioni che ripetono all’infinito particolari del mondo femminile